SELEZIONE DELLA STAMPA ESTERA- 11 giugno di Critica Sociale
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... ani e del vicino Oriente in una partnership con i paesi della Ue, rischia l'empasse dopo il “no” ufficialmente espresso dal Presidente libico, Mouammar Kadhafi, che si aggiunge al rifiuto già espresso dal capo dello stato egiziano, Hosni Moubarak, di sedere alla stesso tavolo con l'omologo siriano, Bachar el-Assad.
Sarà l'ultima presidenza “a tempo” del Consiglio Ue, quella che la Francia si accinge ad assumere, il primo luglio. L'agenda del semestre è ambiziosa. Ma i margini di manovra per un consenso sui dossier “cruciali” per il futuro dell'Europa si riducono ogni giorno di più.
Si ritorna a parlare di tassa unica sulle imprese europee. La Francia intende presentare nel corso del prossimo semestre un progetto per l'istituzione di una fiscalità comune, su base volontaria per le imprese multinazionali. Un progetto che sarebbe bene sostenere.
L'Irlanda è il miglior successo dell'Europa negli ultimi 15 anni. La “tigre celtica” è cresciuta più di ogni altro paese, passando dalla miseria ad un'opulenza che ne ha rigenerato la vita economica e sociale con una rapidità senza precedenti. Tuttavia, negli ultimi anni, quella crescita impetuosa si è arrestata. Se passasse il “no”, l'Europa piomberebbe in una nuova crisi che non avrebbe più la forza di affrontare. Da questo referendum dipende più che mai il futuro dell'Unione, oltre che le ambizioni della Presidenza francese.
Nel caso dell'Irlanda, molto. Gli elettori tuttavia non ne hanno la percezione. La diffidenza per l'euroburocrazia può dunque rivelarsi fatale alla bocciatura del Trattato di Lisbona.
Cosa hanno in comune irlandesi e polacchi, cosa unisce i cittadini europei, a parte la moneta unica o gli europei di calcio? Esiste una identità comune europea? Questi gli interrogativi senza risposta cui provarono a cimentarsi i padri fondatori della Comunità europea. Una riflessione, la loro, che sarebbe importante – se non cruciale – guidasse anche oggi il cammino dell'Unione.
Il governo italiano presieduto da Silvio Berlusconi, sostenuto da una salda maggioranza parlamentare, ha preso misure coercitive e spesso sbrigative contro la popolazione Rom. Ignoro il motivo alla base dei provvedimenti e non so fino a che punto saranno efficaci. L'unica cosa certa è che provocheranno più sofferenze che benefici.Ad ogni modo, gli sviluppi politici italiani mettono in primo piano il problema delle popolazioni nomadi, che, in astratto e a debita distanza, generano sentimenti di curiosità nelle opinioni pubbliche europee, salvo scatenare atteggiamenti irosi ed insofferenti in coloro che entrano effettivamente in contatto con loro. Un destino che accompagna i nomadi in Europa, dall'Italia alla Spagna, dall'Ungheria alla Romania, alla Jugoslavia, ormai da diversi secoli.
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