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Blair e il peacebuilding in Irlanda del Nord
Le memorie di Powell, ex Chief of staff di Tony Blair



Jonathan Powell è stato il capo dello staff di Tony Blair dal 1995 sino alle dimissioni dell'ex premier britannico da Downing Street. È stato dunque, uno dei principali collaboratori del Primo Ministro, ed un testimone degli avvenimenti che hanno fatto la storia del decennio blairiano, dalla pace in Irlanda del Nord sino alla guerra in Irak. Ed è proprio ai negoziati di pace che hanno posto fine al sanguinoso conflitto irlandese che Powell ha dedicato il suo primo libro di memorie, Great Hatred, Little Room, appena uscito in Gran Bretagna per i tipi di The Bodley Head.

Anticipato dal Guardian che, alla vigilia dell'uscita nei bookshop di Londra, ne ha pubblicato ampi estratti (come riportato nella rassegna stampa internazionale ondine di Critica Sociale), il libro non è semplicemente una storia del processo di pace. Ricco di aneddoti ed episodi curiosi, ma anche di retroscena e riflessioni che offrono al lettore una trama particolarmente densa di senso politico, Great Hatred, Little Room racconta una vicenda esemplare di un processo di peace-building costruito con le armi della volontà, della determinazione, del coraggio di uomini politici che hanno deciso di assumersi sulle proprie spalle la responsabilità di non soccombere sotto il peso oltraggioso di un passato corroso dall'odio, ma di agire per dare al futuro una prospettiva di normalità pacifica e razionale.
Nel presentare il libro, Powell - che è figlio di un vice-maresciallo dell'aviazione nonché fratello minore dell'ex segretario particolare di Lady Thatcher, Lord Powell of Bayswater - punta l'accento proprio sul valore politico di quell'esperienza "storica", che rimane il più grande ed inequivocabile successo ottenuto da Tony Blair. La pace in Irlanda del Nord, l'agreement raggiunto tra cattolici e protestanti, non è stato solo il risultato di un accordo tra parti in conflitto, ma un metodo di appeasement che ha posto le condizioni per una pace duratura, per una normalizzazione della vita istituzionale, politica, economica e sociale in una terra che, sino a quel momento, alimentava lo scorrere della storia del sangue delle sue vittime. Nessuno avrebbe potuto pensare, in quel lontano 1997, quando Blair assunse la premiership del governo britannico, che l'Irlanda del Nord avrebbe mai potuto avere un governo co-gestito da repubblicani e unionisti; nessuno avrebbe scommesso un penny sulla pacificazione tra le fazioni - cattolica e protestante che per decenni si sono fatti la guerra, spartendosi il territorio in un crescendo di dolore e disperazione. Eppure, quel miracolo è stato compiuto.

Da quella vicenda, rievocata da Powell in questo prezioso libro di memorie, si trae una lezione che va aldilà della storia. Una lezione di cui i policymakers del mondo globale - oggi più che mai - dovrebbero far tesoro per capire che quando è in gioco la pace, l'arma più efficace non è la forza, non è la chiusura alle ragioni dei nemici, ma il buon senso e la pazienza, il coraggio e la determinazione a conseguire l'obbiettivo rendendolo obbiettivo comune. La storia del peace-building in Irlanda del nord è, in tal senso, una lezione esemplare della quale, tuttavia, come riconosce anche Powell, lo stesso Blair ha mancato di far tesoro in occasione della guerra scatenata dal terrorismo islamico.

In Irlanda del Nord, Blair accettò di riconoscere i terroristi dell'Ira come  interlocutori. Nel libro si svelano episodi ancora inediti che dimostrano come l'Inghilterra - già con Major - utilizzò la via del dialogo con i dirigenti cattolici anche quando il braccio armato dello Sinn Fein, l'Ira, compiva massacri contro civili in territorio britannico. 

Con Major, Blair capì che la pace non avrebbe potuto essere imposta dalla supremazia militare inglese. Capì cioè che uno stato democratico come l'Inghilterra avrebbe dovuto assumersi la responsabilità di intavolare il dialogo anche con chi combatteva con strumenti ripugnanti, come l'omicidio indiscriminato, perché solo appellandosi all'umanità di quegli individui - e non contrapponendo la ragione politica a quella ideale da essi rivendicata - avrebbe potuto aprire un varco di speranza.

A differenza di Major, tuttavia, Blair dimostrò un coraggio enorme quando, a pochi mesi dalla prima vittoria laburista, nel 1997, decise di incontrare Jerry Adams, allora capo dello Sinn Fein - il partito cattolico che controllava l'Ira. Prima di lui, solo un altro Primo ministro britannico, David Lloyd George compì un gesto così azzardato, negli Anni 20.

"Abbiamo scelto apposta - scrive Powell - di tenere l'incontro a Belfast invece che a Londra - per dare l'idea che non temevamo più di mostrarci deboli, di cedere di fronte al ricatto terrorista." Insomma, si voleva dimostrare nei fatti il radicale cambiamento del governo laburista nella politica nord-irlandese.

La delegazione repubblicana - ricorda l'ex collaboratore del Primo Ministro - era composta, oltre che da Adams, da Martin McGuinness, Pat Doherty e Siobhan O'Hanlon. Quest'ultima, un personaggio noto come uno dei principali leader dell'organizzazione armata repubblicana.

"Tony strinse la mano a tutti - scrive Powell - mentre Alastair [Campbell], John Holmes [con...



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