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UN MONDO SENZA ISLAM
E se l’Islam non fosse mai esistito? Lo studioso Graham E. Fuller sostiene, dalle colonne di Foreign Policy, che ben poco sarebbe cambiato per i destini del mondo




(pagina 2)

... mmino che si preannuncia lungo e doloroso.

L’impostazione culturale della Chiesa Ortodossa differisce profondamente dall’ethos post illuminista che caratterizza il mondo occidentale. Nel mondo ortodosso albergano molte delle insicurezze che connotano l’atteggiamento islamico verso l’Occidente: la paura del proselitismo occidentale, la difesa intransigente dei propri valori religiosi e culturali come unica via di sopravvivenza, la percezione dell’Occidente come entità corrotta ed imperialista. Non stupisce che Mosca rappresenti il punto di riferimento politico dell’universo ortodosso. Nulla lascia perciò presupporre che l’atteggiamento verso l’Occidente di un Medio Oriente cristiano ortodosso sarebbe stato particolarmente benevolo.

I gruppi che si sentono minacciati da forze esterne tendono a dotarsi di un armamentario ideologico per giustificare la loro resistenza e per glorificare la loro lotta. La religione è una di quelle ideologie, ma non l’unica. Anche se fossero cristiani molti iracheni non sarebbero particolarmente felici dell’occupazione USA del loro territorio, i palestinesi non si accorderebbero facilmente con gli israeliani, i ceceni non accetterebbero di buon grado il predominio russo.

Ad ogni modo, prosegue Fuller, sarebbe assurdo sostenere che l’avvento dell’Islam non abbia avuto ripercussioni sul corso delle relazioni tra Occidente ed Oriente. L’Islam ha rappresentato una potente forza unificatrice nella vasta porzione di globo dove si è diffuso nei secoli. Una forza culturale e morale in grado di attenuare le differenze etniche fra le diverse popolazioni asiatiche, africane e mediorientali, incoraggiandole a sentirsi parte di un progetto di civilizzazione più ampio rispetto alle loro rispettive appartenenze nazionali. Forse è proprio per questo motivo che l’Occidente, capace di diffondere il suo modello culturale ed i suoi stili di vita in gran parte del globo, ha trovato, e trova, così arduo rapportarsi al complesso e variegato universo musulmano.

La minaccia terroristica è ciò che il mondo occidentale associa oggi istintivamente e con maggiore immediatezza all’Islam. Ma, al di là di ogni esagerazione emergenziale, la storia per Fuller non è ricominciata l’11 settembre 2001. La tecnica terrorista non è un’invenzione recente, né tanto meno attribuibile al fondamentalismo islamico. Perché associare la minaccia terroristica prevalentemente all’Islam?

Se l’Islam odiasse così profondamente la modernità occidentale da volerla distruggere, non si capisce per quale motivo abbia atteso sino al 2001 per portare un attacco così devastante e per quale motivo da allora non abbia portato con più decisione il suo attacco nel cuore dell’Europa. Secondo l’EUROPOL nel 2006 nel territorio UE si sono verificati 498 attentati. Di questi, 424 perpetrati da gruppi separatisti e 55 da estremisti di sinistra. Soltanto un attacco è riconducibile ad una matrice islamista. Osama Bin Laden rappresenta una minoranza che usa la religione come una nobile ideologia che ammanti fini politici perversi ma razionalmente pianificati. Un’operazione, l’utilizzo strumentale di un’ideologica laica o religiosa, non certo originale ma purtroppo efficace. Hitler e Stalin furono maestri nel nascondere i loro obiettivi prettamente politici dietro disegni ideologici. In quest’ottica, la religione, utilizzata come ideologia, non può essere considerata come la causa principale della conflittualità globale, ma piuttosto come un semplice veicolo di diffusione della stessa.

Se l’Islam non fosse mai apparso su questa terra, nulla garantisce che oggi vivremmo in un ambiente geopolitico più sicuro e pacifico. Coloro che brandiscono la religione islamica per giustificare le loro lotte, agiterebbero oggi un altro vessillo per giustificare i  misfatti compiuti ed il sangue innocente versato.



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