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TORY-LIBDEM, UNA COALIZIONE ANOMALA
foto L'abbandono della "Terza Via" è la ragione della sconfitta laburista
DOPO GORDON BROWN,
SI TORNA AL NEW LABOUR


L'esito delle elezioni britanniche con la formazione della bizzarra coalizione di governo tra Tory e Lib-Dem sancisce il fallimento delle scelte compiute dalla leadership del Partito laburista negli ultimi mesi. Innanzitutto, non si sarebbe dovuto abbandonare la strada indicata negli anni novanta da Tony Blair, Peter Mandelson e Anthony Giddens con la nascita del New Labour e l'enunciazione della "Terza Via". E' tempo di riprendere quel discorso interrotto, ovviamente con gli opportuni correttivi e adeguamenti alla situazione attuale, in modo da riconquistare quell'elettorato di centro, non ideologico, che ha abbandonato il Labour per premiare David Cameron, il volto rassicurante e moderato dei Tories. In effetti, non sono di certo stati i Lib-Dem a beneficiare del calo laburista. Anzi, il partito di Clegg è rimasto sostanzialmente stabile, perdendo addirittura alcuni seggi alla Camera dei Comuni. Il Labour dovrà trarre un'importante lezione dal voto del 6 maggio e avviare un serio ripensamento della sua strategia politica di fondo, già a partire dalla Conference autunnale di Manchester nel corso della quale nuovi leader (magari legati, come David Miliband, all'eredità del New Labour) sostituiranno il dimissionario Gordon Brown.
Le scelte compiute in tredici anni di governo si sono dimostrate fondamentalmente corrette, come ha dovuto ammettere lo stesso Cameron nel suo discorso di insediamento. Mediante il rinnovamento della sua leadership e il recupero della sua ispirazione riformista, il Labour ha pertanto la possibilità di tornare presto a giocare un ruolo centrale, soprattutto se si considerano le difficoltà che potrebbe incontrare la strana coalizione di governo che si sta per insediare, l'ircocervo Tory-LibDem. Il sostegno concesso da Clegg a Cameron rischia infatti di produrre serie conseguenze all'interno del Partito liberaldemocratico. Molti esponenti del partito e la maggioranza dei suoi elettori non possono che avvertire un certo disagio di fronte alla collaborazione con i conservatori, tanto distanti politicamente e culturalmente dai Lib-Dem. A questo proposito, sono degne di nota le considerazione di Anthony Giddens, che ritiene poco plausibile una duratura coesistenza tra conservatori e liberaldemocratici al governo e valuta assai probabile un repentino ritorno alle urne

I punti chiave del compromesso tra Cameron e Clegg
L'ACCORDO TORY-LIBDEM

Come ha riconosciuto lo stesso David Cameron, la prova del governo di coalizione tra due partiti tanto diversi, politicamente e culturalmente, non sarà facile: i Lib-Dem sono la risultante storica della fusione tra i Whig (tradizionali avversari dei Tory) e di una parte dell'ala destra del Labour, staccatasi da quel partito negli anni ottanta del novecento. Il compromesso che ha reso possibile la nascita del primo governo a direzione conservatrice dal 1997 a oggi prevede la nomina a vice-premier di Clegg, l'ingresso di una ventina di esponenti Lib-Dem nel governo, oltre a una serie di concessione reciproche. I conservatori George Osborne e William Hague saranno, rispettivamente, cancelliere dello Scacchiere (ministro dell'Economia) e ministro degli Esteri. Il liberaldemocratico Vince Cable diventerà con ogni probabilità Chief Secretary del Tesoro, un ruolo chiave che gli consentirà di stabilire il budget dei vari dipartimenti governativi.

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CRITICA SOCIALE
Rivista fondata nel 1891 da Filippo Turati
Alto Patronato della Presidenza della Repubblica

Direttore responsabile: Stefano Carluccio

Reg. Tribunale di Milano n. 646 del 8 ottobre 1948
edizione online al n. 537 del 15 ottobre 1994

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