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Europee. L'Italia farà saltare il banco

Rassegna Online - 2014-05-11
Rivista storica del socialismo fondata da Filippo Turati. Alto patronato del Presidente della Repubblica nel 120° anniversario (1891-2011)

 
ARCHIVIO STORICO
La Collezione dal 1891 al 1926
LA RIVISTA
I numeri pubblicati
 

Rino Formica al Quotidiano Nazionale
TANGENTOPOLI? NIENTE A CHE VEDERE. SENZA SOVRANITA' DEI POPOLI L'EUROPA SARA' SENZA ANIMA

 

«Guardi, semmai l’Europa si darà un’anima politica sarà solo a seguito di una grande crisi. Una guerra ad Est, per esempio. Nel frattempo, l’Europa rimarrà assestata su un assetto gerarchico con la Germania in cima».

Rino Formica parla con il Quotidiano Nazionale sulla cosiddetta "nuova tangentopoli" dell'Expo milanese. Ma anche in questo vede un degrado di sistema. Che potra essere risolto solo con la ricostruzione delle istituzioni e della rappresentanza popolare con una Costituente eletta con il proporzionale. E non dà peso al semestre italiano
CLICCA SUL TITOLO PER L'INTERVISTA INTEGRALE

Il Tribunale di Venezia solleva su ricorso di Besostri l'incostituzionalità dello sbarramento per Strasburgo
"LE ELEZIONI EUROPEE LE DECIDERA' IL TAR"

"C’è ormai una tendenza generalizzata a rafforzare gli esecutivi sulle assemblee elettive e sulla pluralità della rappresentanza. Si tratta quindi di ragioni connesse sì con la governabilità, ma non di quella dei singoli Paesi, bensì  si tratta della governabilità internazionale del capitale finanziario. Avere a che fare con i Parlamenti è molto più complicato che avere a che fare con dei governi il cui successo ormai dipende dalla “benevolenza” dei mercati finanziari, per usare un eufemismo. D’altronde questa volontà di riduzione della democrazia è apertamente teorizzata in un rapporto della Goldman Sachs, la quale non ne fa mistero: In Europa vi sono dei diritti costituzionali che complicano la governabilità. Ed un governo efficace per la finanza è un governo che non controlla i movimenti di capitale e che li lascia liberi di fare tutte le speculazioni che vogliono”.

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Lo Stato sottomesso per pagare le perdite finanziarie
QUANDO IL DEBITO PUBBLICO PIACE AI LIBERISTI
di Giulio Sapelli

 

La questione che si pone oggi non solo in Italia e in Europa, ma in tutto il mondo, è la seguente: i redditi da capitale intesi come redditi della circolazione monetaria ad altissimo rischio sono divenuti preponderanti per circa trent’anni e dominanti rispetto agli stessi profitti capitalistici. Il capitalismo si è per così dire patrimonializzato, ma non con l’ereditarietà dei capitali, quanto, invece, con lo spostamento di ingenti masse di ricchezza dal profitto alla rendita finanziaria con le conseguenti bolle speculative ad altissimo rischio che ne sono derivate.

Ciò che impressiona, pensando a Kalecki, è che l’indignazione dei capitalisti verso l’intervento pubblico si è miracolosamente attenuata allorché si è trattato di trasformare il debito privato delle grandi banche universali capitalistiche dispensatrici di strumenti finanziari di distruzione di massa, in debito sovrano, ossia debito che gli stati tutti si sono accollati o collateralizzando i debiti (prendendo tempo dinanzi alla crisi) o addirittura nazionalizzando le banche per evitare il panico.
 

(da il Sussidiario.it)

 
 





 











Direttore Responsabile: Stefano Carluccio.
Registrazione Tribunale di Milano numero 617 del 26 novembre 1994
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