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La Russia va bene solo per le Celebrazioni?
Esclusi dal G8 di ieri, oggi russi presenti alle celebrazioni in Normandia
SCIMMIOTTARE LA GUERRA FREDDA.
COSI SI SPEGNE LA SPERANZA
DI UN EUROPA POPOLARE


Oggi le Celebrazioni dello sbarco in Normandia, il capitolo finale della lotta al nazismo. Ci saranno gli Ucraini che parteggiarono durante la guerra con i tedeschi. Ci saranno naturalmente i tedeschi. Si è ipotizzata un’assenza, ma fortunatamente poi è stata confermata la presenza del leader russo Putin. Sarebbero state delle celebrazioni capovolte.

Comunque la Russia va bene per le celebrazioni, ma non per i vertici internazionali, come accaduto ieri al G8 - 1. Le formule delle relazioni internazionali stanno diventando operazioni algebriche: G8 - 1= G7, G 20, G 5+1 ecc. Le sedi che dovrebbero essere stabili soprattutto in caso di dissidio, hanno messo al contrario le porte girevoli e un Paese entra o esce a seconda di come vanno le cose, se si complicano o si appianano.

 

Le celebrazioni dello sbarco in Normandia di oggi, mentre in Ucraina il Paese è con un piede nella guerra civile quale riflesso di un braccio di ferro iniziato (ripetiamo: iniziato) dall’Occidente e dagli Usa in particolare contro Mosca, rende evidentissimo che una riedizione del clima da guerra fredda è un argomentare fasullo, prima di tutto, e ostacola, in secondo luogo,lo stabilizzarsi politico dell’Unione europea. Primo: la guerra fredda cosiddetta, è una guerra commerciale sul terreno del mercato europeo. Secondo: Se la ex Germania nazista fa parte (come la ex Italia fascista) a pieno titolo dell’Unione Europea, non si vede perché la Russia ex comunista non debba avere un “rapporto speciale” con l’Europa, non solo per ragioni di continuità territoriale ed economiche , ma più profonde. Lo scrisse un ex segretario di Stato, un democratico, in “office” durante la guerra fredda, non più di tre/quattro anni fa per il Brookings Institute, spingendosi a proporre persino l’integrazione organica della Russia nell’Unione Europea. 

Era esattamente quanto predisse Eugenio Colorni pubblicando, ma non firmando, il Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli, che limitava i confini orientali alla Germania (neppure comprendendo la Polonia, la Cecoslovacchia,  l’Ungheria, la Romania). Al contrario, Colorni era propugnatore di un federalismo europeo, naturalmente di orientamento politico prevalentemente socialista quale lui era, e come ogni partito auspica per se stesso, “dall’Atlantico agli Urali”. Dalla letteratura, alla religione, alla filosofia, alla musica, alla storia stessa, tutto dimostra che la Russia è parte costitutiva dell’Europa. Con un retroterra asiatico.

Forzare la realtà storica e la civiltà europea per ragioni di predominio sul mercato continentale, spaccherà definitivamente l’Unione Europea e infrangerà la speranza per la quale migliaia di giovani americani sono venuti a morire in Europa (così come sono morti milioni di giovani russi).

I vecchi regimi sono alle spalle. Il più grave delitto delle odierne leadership europee innanzitutto è quello di aver pericolosamente infranto l’aspirazione ad una unione di popoli che volevano essere uguali per diritto politico, distinti e indipendenti nelle proprie tradizioni, per essere finalmente risparmiati di andare ancora in guerra per i rispettivi governi.  

Un Europa così non è né “l’altra sponda dell’Atlantico”, né “una Penisola Eurasiatica”.

 


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CRITICA SOCIALE
Rivista fondata nel 1891 da Filippo Turati
Alto Patronato della Presidenza della Repubblica

Direttore responsabile: Stefano Carluccio

Reg. Tribunale di Milano n. 646 del 8 ottobre 1948
edizione online al n. 537 del 15 ottobre 1994

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