La vicenda dei derivati messi nel sottostante dell’anticamera per l’Euro ha aspetti incomprensibili e, in particolare, la cosa più stupefacente è che la Repubblica schiacci il pulsante del siluro (che sembrerebbe diretto contro Draghi) alla vigilia della riunione del Consiglio Europeo dove l’Italia cercherà di rivedere gli spazi di manovra possibili per la crescita e per l’occupazione. Stupefacente perché allora la Repubblica era esattamente dalla parte dei derivati e dell’ingresso subito, senza se e senza ma, nella moneta unica. Ma perché proprio ora il siluro al governo delle larghe intese alla vigilia del Consiglio europeo e all’indomani della sentenza che dovrebbe buttare fuori campo Berlusconi? Il presidente Letta, allora, convocherà De Benedetti per chiedergli formalmente di documentare che i bilanci sono stati truccati, come il suo giornale scrive? Se non ne fosse in grado, qualche vertice istituzionale farà una denuncia per aggiotaggio? Esiste ancora un po’ di forza politica in Italia?
L'UE ha avuto per lungo tempo un problema di legittimità, ma la crisi dell'euro l’ha reso peggiore. Secondo l'Eurobarometro, il 72 per cento degli spagnoli non si fidano dell'UE. Il Centro di Ricerca Pew rileva che il 75 per cento degli italiani pensa che l'integrazione economica europea sia stata un male per il loro paese, così come il 77 per cento dei francesi e il 78 per cento dei greci. Data la complessità del processo decisionale, con il potere condiviso tra molte istituzioni, le linee di responsabilità nell'UE non sono mai stati facili da seguire. Ma la percezione che il potere sia inspiegabile è in crescita, soprattutto nei paesi della zona euro fortemente indebitati. (Clicca sul titolo per seguire)
A prescindere dall’attuale fase di sovraesposizione, la crescita del populismo in Europa ha anticipato la crisi dell’euro di qualche anno. Basti pensare alle fortune elettorali di Jörg Haider in Austria, di Pim Fortuyn nei Paesi Bassi, dei gemelli Kaczynski in Polonia e di Jean-Marie Le Pen in Francia. Due sono le tendenze che hanno eroso la fiducia nelle autorità e aiutato la causa anti-sistemica. In primo luogo, la globalizzazione, l’immigrazione e il cambiamento tecnologico stanno rendendo la vita più complessa. Secondariamente, la diffusione di internet e dei nuovi media consente agli outsiders politici di mobilitare con maggior facilità le masse, aggregandole intorno a messaggi diretti e di sicuro impatto. (Clicca sul titolo per seguire)
L'austerità è stata imposta in Europa nella prima metà del 2010, con la crisi greca, con il governo di coalizione nel Regno Unito, e, soprattutto, nel giugno dello stesso anno, con il vertice di Toronto del gruppo dei venti paesi più importanti. Questo incontro ha prematuramente invertito le politiche di stimolo economico lanciate, con un certo successo, in occasione dei vertici precedenti e ha dichiarato che "le economie avanzate si sono impegnate a piani di bilancio di dimezzamento dei deficit entro il 2013." (Clicca sul titolo per seguire)
La società diventa ogni giorno più individualistica. Per una serie di ragioni che non analizzeremo in questa sede, la gran parte delle persone non ha modo di condividere modalità di azione collettiva (men che meno politica) e vive la propria esistenza all’interno di contesti relazionali sempre più ristretti. Già negli anni ottanta Margaret Thatcher poteva trionfalmente negare l’esistenza della società e, dopo un ventennio abbondante di egemonia culturale neo-conservatrice, parlare oggi di azione collettiva e inclusione sociale risulta ideologico e astratto. Molto più efficace la retorica che distingue tra “chi lavora sodo” e chi vive da mantenuto alle spalle dei contribuenti. (Clicca sul titolo per seguire)
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