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Paul Krugman, Premio Nobel per l'Economia 2008,New York Times, 12 ottobre 2008

Gordon Brown ha salvato il sistema finanziario mondiale?

D'accordo, la questione è prematura – anche perché non possiamo ancora valutare gli effetti degli interventi di salvataggio posti in essere in Europa e negli Stati Uniti. Ma una cosa è certa: Brown ed il suo cancelliere dello Scacchiere (il ministro del Tesoro), Alistair Darling,  hanno ispirato il tenore della reazione alla crisi mondiale e gli altri governi stanno seguendo il loro esempio. Tuttavia, il governo Brown ha analizzato gli eventi ed è andato direttamente alle cause del problema; la rapidità ed il decisionismo con cui Downing Street ha affrontato la crisi non hanno trovato eguali in tutto il mondo occidentale.

Qual è la natura di questa crisi? I dettagli possono apparire patologicamente complessi, ma la sostanza della questione è piuttosto semplice: l'esplosione della bolla immobiliare ha causato gravi perdite a tutti coloro che avevano acquistato asset legati al pagamento dei muti; le suddette perdite hanno lasciato molti istituti finanziari con troppi debiti e pochi capitali per fornire al sistema economico il credito che esso necessitava per funzionare; inguaiati, gli istituti di credito hanno tentato di ripianare i propri debiti ed accrescere i propri capitali vendendo gli asset, con il risultato di deprimere i prezzi e di ridurre ulteriormente i capitali a disposizione.  Una parziale e temporanea nazionalizzazione (denominata anche equity injection) era da tempo indicata da molti economisti di fama (tra cui, privatamente, Ben Bernanke) come la soluzione adeguata per contrastare la crisi in atto.

Peraltro, al momento di presentare il piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari, il segretario del Tesoro Henry Paulson ha rifiutato quell'ovvia via d'uscita asserendo: “Questo è ciò che si fa davanti a un fallimento.” Invece, ha insistito perché il governo comprasse titoli spazzatura, basandosi sulla teoria che…nessuno ha ancora ben presente quale fosse la sua teoria.

Invece, il governo britannico è stato in grado di andare con rapidità al cuore del problema, annunciando l'intenzione di procedere  alla ri-capitalizzazione delle banche britanniche, spendendosi affinché non si inceppasse il fondamentale meccanismo del prestito interbancario e impegnandosi concretamente a garantire fondi a sostegno degli istituti.  Come già ho detto, è troppo presto per cantar vittoria, ma quel che conta è che finalmente si intravede una chiara visione politica di ciò che deve essere fatto. La domanda sorge spontanea. Perché questo indirizzo perentorio è arrivato da Londra e non da Washington? Sicuramente, la linea seguita dal governo Bush non ha aiutato. Molte delle personalità più competenti che operavano al Tesoro sono state allontanate. Come risultato, nessuno è stato in grado di consigliare Paulson nel momento più critico, evitandogli di prendere decisioni prive di senso.
 

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