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Stratfor.com, 10 maggio 2009,

In previsione della visita di Barack Obama in Russia del luglio venturo, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, si è recato la scorsa settimana nello Studio Ovale per incontrare il presidente Usa. Un timido segnale di distensione nei confronti di Washington. L'ultimo contatto ad alto livello risaliva al 1 aprile, alla vigilia del G20 londinese, quando Obama e il presidente russo Dmitri Medvedev avevano discusso dell'espansione della Nato verso l'ex impero sovietico, del sistema anti-missile che gli Usa intendono installare in Polonia, dei progetti per un trattato contro la proliferazione nucleare e della eventuale collaborazione russa nella gestione dell'Afghanistan.

I russi si erano recati a Londra con la convinzione di poter dettare le proprie condizioni e di ottenere risultati positivi in merito a ciascuno dei punti in discussione sul tavolo. Ma non è andata affatto così. La trattativa sulla riduzione degli armamenti nucleari ha infatti rappresentato l'unico progresso registrato in seguito ai colloqui russo-statunitensi del G20. Conseguentemente, sin dal mese di Aprile nuove tensioni hanno disturbato i contatti diplomatici tra la Nato e il Cremlino. In primo luogo, la Russia si è spesa per contrastare ogni tentativo dei Paesi occidentali di approfondire la proprio influenza politico-economica in Asia centrale. In secondo luogo, Mosca ha più che raddoppiato la propria presenza militare in Georgia. Come risposta la Nato ha svolto alcune esercitazioni militari nello stesso territorio georgiano, provocando la stizzita reazione delle autorità russe. Il tutto condito dall'allontanamento da Bruxelles di diplomatici russi accusati dalla Nato di spionaggio e dall'espulsione di funzionari canadesi della Nato dalla Russia. Non certo un clima disteso, si direbbe.

Pare evidente come il dissidio tra Mosca e Washington sia sempre più connesso all'allarme avvertito dai russi per l'espansione della Nato ad est. Prendiamo il caso della Polonia, che da sempre vive con conflittualità il suo rapporto di vicinato con la Russia, che, da parte sua, ha optato per un atteggiamento duro ed aggressivo nel relazionarsi con Varsavia, premendo sugli Stati Uniti perché non si intromettessero ed evitassero di stringere un legame troppo solido con l'ex protettorato sovietico. La Russia evita il dialogo con la Polonia ed invita europei e americani a non assumere una postura troppo amichevole nei suoi confronti. Un approccio che, oltre a creare tensioni sull'asse Washington-Mosca-Bruxelles, in definitiva non sta apportando benefici alla diplomazia del Cremlino. Lavrov sembra essersene accorto. La scorsa settimana il ministro degli Esteri ha parlato della necessità di “migliorare le relazioni tra i due Paesi” e, prima di partire per Washington ha incontrato il suo omologo polacco, Radislaw Sikorski. Un cambiamento di tono significativo rispetto agli insulti del passato prossimo.

 

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